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Nocciole e castagne sono nei Daq approvati dalla Regione Campania

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Si tratta del Distretto Agroalimentare di Qualità, un progetto che intende finanziare le produzioni di eccellenza.

Anche le nocciole e le castagne irpine fanno parte dei Daq, i Distretti Agroalimentari di Qualità della Regione Campania, progetto per finanziare produzioni di eccellenza a livello regionale. “Nocciole e castagne biologiche Igp – recita una nota – costituiscono un Distretto campano da 157 aziende fra la provincia di Avellino, Salerno e Napoli. Si tratta del Distretto agroalimentare di qualità Campania in guscio, caratterizzata principalmente dalla certificazione biologica dei prodotti in guscio come la castagna di Montella Igp, il marrone/castagna di Serino Igp, il Marrone di Roccadaspide Igp, la nocciola tonda di Giffoni Igp, nocciole ed altra frutta in guscio Pat (prodotto agroalimentare tradizionale). Fra i Distretti Agroalimentari di Qualità approvati dall’ufficio regionale di Filippo Diasco, che saranno oggetto di finanziamento, quello sulla frutta a guscio, che intende promuovere un cambio di passo rispetto alla governance del settore, la cui capacità in termini di prodotto lordo e volano dell’economia locale stenta ancora a decollare. Se fino ad oggi gli imprenditori impegnati nel settore corilicolo, oltre che castanicolo, hanno sempre evidenziato l’assenza di politiche di aggregazione del territorio, oggi la novità arriva dal basso. La possibilità viene offerta dal legislatore regionale, che consente di mettere in campo una governance locale e una programmazione territoriale regionale.

Il distretto si caratterizza per la promozione del brand della certificazione biologica che trascina i prodotti Pat, ovvero quei prodotti che da soli non avrebbero quella forza economica e di commercializzazione. L’obiettivo è di garantire alla frutta a guscio un passo in avanti sulla certificazione della qualità, connotata da un marchio geografico, ma anche di consentire ai produttori di alzare il livello qualitativo e sperimentare la filiera della trasformazione, che oggi viene affidata a Viterbo per il 60 per cento della produzione. Il prodotto campano oggi non gode di quella forza necessaria ad imporsi sul mercato e competere con altre realtà territoriali, o entrare nel circuito dei player mondiali. Il distretto dovrà dunque sostenere l’evoluzione del prodotto del marchio di qualità. I promotori, fra cui Sabatino Castaldo, espressione di una organizzazione di produttori riconosciuta a livello ministeriale, confermano il cambiamento in atto sulla governance del comparto, che in questo momento storico subisce l’avanzata dei nuovi player ma anche dei grandi cambiamenti climatici. A questo bisogna aggiungere l’assenza di politiche mirate al sostegno della produzione e tese alla creazione di una rete espressione di un marchio.

“Fra i nostri obiettivi c’è anche quello di rendere consapevoli i consumatori: oltre alle produzioni Igp, noi mettiamo in campo la qualità bio, che nel nostro caso contraddistingue il made in Italy” ha spiegato Castaldo. “In questo momento prevale il prodotto turco, ma abbiamo le capacità per fare rete e fronte comune”. L’elemento innovativo del Distretto della Frutta a Guscio è la partecipazione dal basso delle aziende, che hanno deciso di aggregarsi per nominare un comitato promotore. Delle 157 aziende, ben 110 sono aziende agricole, pronte a costruire una politica unitaria territoriale e a recuperare il vuoto, ma soprattutto a costruire il valore aggiunto del prodotto, che conferisce qualità e connota il brand.

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