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Nocciolo, tante le potenzialità emerse al convegno di Cherasco

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Al centro dell’incontro il futuro della coltura e la ricerca di una maggiore sostenibilità.

Oltre 700 aziende sono state rappresentante al convegno “Il Nocciolo come laboratorio tecnico dell’innovazione” organizzato sabato scorso a Cherasco da Confagricoltura Cuneo in collaborazione con Ascopiemonte e Piemonte Asprocor.

Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo, ha aperto i lavori rilevando: “In sei anni questo appuntamento è arrivato a porsi come punto di riferimento per gli operatori del comparto corilicolo piemontese, nazionale e con delegazioni anche dall’estero, perché fornisce risposte alle esigenze di un settore che sta vivendo uno sviluppo evidente dovuto principalmente alla crescita della domanda generale del prodotto e alla crisi di alcune colture tipiche di carattere estensivo per via della non congrua remunerazione, quali cereali e frutta. Questo sviluppo costante va tuttavia limitato alle regioni vocate per evitare che le nocciole si trasformino in una commodity, con conseguente riduzione dei prezzi e crollo delle produzioni. Sarà fondamentale, dunque, continuare ad agire in un’ottica di filiera, coinvolgendo a 360 gradi tutti gli attori coinvolti nel processo produttivo. Solo con un coinvolgimento completo sarà possibile ottenere un prodotto di qualità garantita, che risponda ai criteri di sostenibilità ambientale e di trasparenza, diventati indispensabili. E l’innovazione ricopre in questo un ruolo cruciale”.

L’incontro ha visto alternarsi per i saluti istituzionali i rappresentanti delle principali forze politiche che hanno all’unanimità riconosciuto il ruolo nevralgico del settore nell’ambito dell’economia provinciale e si sono dette disponibili ad accoglierne le istanze. Successivamente il convegno, moderato dal giornalista Lorenzo Tosi, è entrato nel vivo con gli interventi di Nicoletta Ponchione e di Aldo Gavuzzo, vice presidenti rispettivamente di Piemonte Asprocor e Ascopiemonte, che hanno sottolineato l’importanza dell’aggregazione dell’offerta e della ricerca scientifica per lo sviluppo del settore.

A seguire, si sono succeduti tre interessanti interventi tecnici. A partire dalla relazione di Valerio Cristofori (DAFNE – Università degli Studi della Tuscia – Viterbo) che ha trattato la gestione della chioma in corileto, mettendo a confronto forme di allevamento e mostrando interventi di potatura meccanica testati con esperienze in campo fatte nel Viterbese. Gianluca Iovine (AGROS srl – Consulenza integrata in agricoltura – Napoli), invece, ha affrontato il delicato tema degli erbicidi e spollonanti autorizzati sul nocciolo, mentre Gianluca Oggero (Laboratorio Crop Protection Technology – DiSAFA – Università di Torino) ha portato studi ed esempi concreti di innovazione nella corretta distribuzione degli agrofarmaci nel noccioleto. Gli aspetti affrontati sono stati particolarmente apprezzati in quanto è evidente come non sia più procrastinabile il passaggio a trattamenti sempre più mirati e precisi, cercando attraverso gli stimoli forniti dalla ricerca alternative al glifosato.

A chiudere la mattinata è stato l’intervento di Vincenzo Lenucci (Responsabile Area Economica e Centro Studi – Confagricoltura) che ha messo in luce le principali potenzialità del nocciolo per le aziende italiane, inserendole nell’analisi di un contesto economico nazionale più esteso. L’Italia, infatti, è tra i leader del panorama mondiale nella corilicoltura e sta crescendo più di altri Paesi in termini di ettari coltivati. Meno in produzione perché vi sono ancora molti giovani impianti. La forbice tra costi e ricavi, tuttavia, ancora non premia il comparto che per incidere sulle variabilità dei mercati ha bisogno di politiche di liquidità, sistemi di gestione del rischio e maggiore innovazione tecnologica. Le opportunità per il settore sono molte: i consumi sono in aumento, ma il consumatore vorrà sempre più sapere l’origine del prodotto e come viene coltivato. Il settore deve tenere conto di queste dinamiche per intercettarle. Terminato il convegno i partecipanti si sono trasferiti nell’azienda Chianchia per il consueto “porte aperte”.

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