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Mandorle, un frutto antico dalle molteplici varietà

Mandorle
Redazione
Scritto da Redazione

Grazie alla pubblicazione “Nuts Book” di Eurocompany, ecco alcune curiosità su questa drupa.

Sono tante le curiosità e le informazioni che si possono ricavare, anche per quanto riguarda la mandorla, dalla recente pubblicazione “Nuts Book”, sostenuta da Eurocompany – azienda specializzata nella lavorazione di frutta secca ed essiccata – in occasione dei quarant’anni di fondazione. Intanto, è dal terzo anno di vita della pianta che si cominciano ad ottenere buone quantità di frutti, anche se per avere una produzione soddisfacente bisogna aspettare 6 anni.  “La produttività – è scritto nella pubblicazione citata – incrementa con l’età della pianta fino a raggiungere, verso i diciotto anni, quella massima: 75 – 90 quintali di mandorle con mallo e guscio per anno, che si mantiene per molti decenni”.

Tre, poi, sono i momenti in cui si possono raccogliere. “Primavera: per il consumo dei frutti interi freschi. La raccolta è antecedente alla lignificazione del guscio. Inizio estate: per un consumo del seme fresco previa smallatura e sgusciatura, quando i semi hanno raggiunto lo stato solido. Piena estate: per un consumo come seme secco intero o lavorato previa smallatura e sgusciatura. In questo caso i frutti hanno raggiunto la maturazione sull’albero”.

Ancora, sempre per quanto riguarda il processo produttivo, esistono notevoli differenze tra il sistema mediterraneo/asiatico e quello californiano, ovvero le aree dove nel mondo di concentra la maggior produzione di mandorle.

La mandorlicoltura mediterranea e asiatica – scrive Nuts Book – si sviluppa in impianti di piccole dimensioni a gestione principalmente familiare, fattori che non favoriscono l’ingresso della tecnologia di raccolta meccanica a causa del suo costo…Al contrario, la mandorlicoltura californiana, caratterizzata da impianti di dimensione media di circa 25 ettari, ha favorito lo studio e l’utilizzo di metodi di raccolta meccanizzati”.

Un’avvertenza importante è che “la mandorla, specialmente se sgusciata, è un frutto che deve essere molto bene conservato per evitare che irrancidisca”. I parametri da seguire, nello specifico, sono una temperatura compresa tra 0 e 4,5 gradi centigradi e un’umidità relativa inferiore al 66%.

Per quanto riguarda le varietà maggiormente prodotte, in California si trova al primo posto la Non Pareil (da sola rappresenta il 50% dei quantitativi), seguita da Ne Plus e Carmel. Seguono infine Mission e California.

In Italia, dove la coltivazione di questa pianta è diffusa soprattutto in Puglia e in Sicilia, sono diverse le cultivar presenti. Autoctona della Puglia è la Tuono, caratterizzata da fioritura tardiva e frutto globoso, come pure sono originarie di questa regione la Occhiorosso, la Cristomorto, la Rachele, la Genco, la Fra Giulio e la Filippo Ceo. Complessa per la coltivazione, ma con tendenza a non produrre frutti doppi, è la varietà Ferragnès. Chiudono la rassegna la Fascionello e la Pizzuta d’Avola (che si contendono la corona per le più belle a livello estetico, oltre all’ottima qualità), assieme alla Fascineddu e alla Supernova.

Alcune curiosità, per concludere. “Della mandorla, già dai tempi di Ippocrate (460 – 377 a.C.), si conoscevano le proprietà farmacologiche, riconosciute in seguito anche dagli Arabi. Essendo basso il suo tenore di corpi purinici e di cloruro di sodio, è un alimento consigliato per i diabetici e per gli affetti da malattie renali, mentre non lo è per le persone anziane, essendo un alimento acidogeno. L’olio di mandorle dolci viene direttamente impiegato per la preparazione di unguenti, emulsioni, linimenti, saponi medicinali ed è molto diffuso anche in profumeria e in cosmesi”.

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