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Noce, in Emilia-Romagna si punta ad un polo da 500 ettari

Gian Basilio Nieddu

Obiettivo 500 ettari, entro il 2021. Questa la mission dei nocicoltori dell’Emilia-Romagna che a Macfrut 2019 hanno fatto il pieno di interesse con il progetto di filiera In-Noce ideato dall’azienda riminese New Factor e da Agrintesa.

Vista la fila degli interessati al tema, i responsabili del convegno sulla noce organizzato a Macfrut 2019 dalla Regione Emilia-Romagna hanno dovuto “allargare” la sala. Spazio recuperato, ma le sedie non sono bastate e in tanti hanno ascoltato in piedi, per due ore, le relazioni sulla filiera del noce. Un segno del forte interesse delle aziende su questo frutto a cui si vuole dedicare un polo produttivo, logistico e commerciale.

La Regione Emilia-Romagna ha finanziato progetti e ricerca

noci

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Ci crede la Regione, che ha finanziato i progetti di ricerca, come ha sottolineato l’assessore all’agricoltura Simona Caselli: “Una filiera importante perché il mercato chiede sempre più benessere e c’è un forte sviluppo della nutraceutica”. Parole di sostegno al progetto In-Noce, coinvolge 11 aziende con capofila la New Factor di Rimini specializzata nella lavorazione e nella commercializzazione di snack naturali come quelli a marchio Mister Nut. Tra i protagonisti anche l’azienda agricola San Martino di Forlì, ovvero  20 anni di coltivazione della noce da frutto e Agrintesa. Una rete di imprese che conta 270 ettari impiantati con le varietà Chandler, Howard e Lara (la metà di questi andranno in produzione nei prossimi anni). L’obiettivo di tutti i protagonisti è raggiungere 500 ettari entro il 2021.

Interesse in Romagna, ma pure in Georgia, Ucraina e Turchia…

C’è fermento sul gheriglio made in Romagna. Avverte, però, il veterano Alessandro Annibali, amministratore delegato di New Factor e azienda agricola San Martino, che “siamo ancora giovani e di sale piene come queste se ne vedono tante anche in Georgia, Ucraina, Turchia…”. C’è da sgomitare, nonostante “la domanda sia maggiore dell’offerta – sottolinea Annibali -. Ma è necessaria un’unica voce per parlare e trattare con la Gdo”.

Agrintesa punta a 200 ettari

Fare rete e puntare sulla ricerca ha ripetuto anche Cristian Moretti, direttore generale di Agrintesa: “Lavorare insieme aiuta sicuramente ad accelerare i tempi ed ottenere buoni risultati. In-Noce vuole garantire ai partecipanti la possibilità di poter acquisire sempre più conoscenze”. Sono 10 i soci di Agrintesa che hanno investito su 100 ettari, ma in 2/3 anni si vuole tagliare il traguardo dei 200. Una voce autorevole è stata quella di uno dei massimi esperti mondiali del settore: lo spagnolo  Federico Lopez Larrinaga, un curriculum che evidenzia oltre 35 anni di consulenza su impianti specializzati in mezzo mondo. “Qui le condizioni sono ideali, ci sono problematiche tecniche” ovvero c’è da incrementare la conoscenza del prodotto. Utilizzando i dovuti metodi, come ha sottolineato Alessandro Annibali, è possibile passare dalle 4 tonnellate per ettaro alle 5 ma in alcuni casi si arriva anche a superare le 7.

Qualità con i macchinari 4.0

Cesare Bendandi, tecnico della San Martino che conta ben 80 ettari dedicati, spande ottimismo: “Il noce da frutto è una coltura ancora poco conosciuta ai nostri agricoltori, che tuttavia, grazie alla grande rilevanza che la frutticoltura ha nella nostra regione, riescono velocemente ad apprendere le nuove tecniche spiegate da Larrinaga”. C’è da lavorare, ma lo stesso Bendandi ha sottolineato i progressi nella lavorazione del frutto con i macchinari 4.0 dove  vengono selezionati sempre più velocemente grazie ai sensori ottici: ”si riesce ad identificare il prodotto di scarto su 60 noci al secondo”. La tecnologia da una scossa all’individuazione del prodotto di qualità. Per la prima lavorazione, è stato quadruplicato il potenziale, passando da 1000 kg a ora a 4000 kg a ora di prodotto smallato, essiccato, cernito e calibrato.

Nocicoltura biologica 

All’obiettivo economico si affianca quello ambientale con il progetto pilota dedicato alla nocicoltura biologica e grazie a due ricerche: una sull’utilizzo dell’acqua per l’irrigazione per ridurre tutti gli sprechi, condotta da Stefano Anconelli del CER; l’altra sulla Carta Delle Terre ovvero la mappatura dei terreni più idonei alla coltivazione del frutto, condotto da Carla Scotti di I.Ter.

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