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Pistì Antichi Sapori dell’Etna, un futuro con grandi progetti

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In un’intervista a “Italia Oggi” Nino Marino, uno dei due soci titolari dell’azienda, parla del successo di questi anni e delle nuove prospettive.

Pistì – Antichi sapori dell’Etna punta a raddoppiare il fatturato passando da 30 a 60 milioni di euro nell’arco di un paio di anni. A raccontare questo ambizioso obiettivo al quotidiano economico “Italia Oggi” è stato nei giorni scorsi Nino Marino, uno dei due titolari, assieme a Vincenzo Longhitano, di questa azienda specializzata nella produzione di dolci tipici siciliani (torroni, frutta martorana, croccanti, cioccolato, colombe, etc.) ma anche di ingredienti a base di pistacchio, dalla farina, alla granella, alla pasta per gelati.

Racconta Nino Marino a Italia Oggi: “La nostra azienda è nata quasi per gioco. Eravamo entrambi giovanissimi quando, una sera, decidemmo di dare vita ad una realtà che valorizzasse l’oro verde della nostra terra, i pistacchi di Bronte, e le materie prime di qualità della nostra Sicilia. Così nacque il nostro primo laboratorio di pasticceria tipica siciliana, che abbiamo chiamato Pistì, proprio per comunicare attraverso un brand facile da ricordare il ruolo centrale svolto dai pistacchi nella nostra offerta”. E ancora Marino aggiunge: “Nonostante il nostro laboratorio sia considerevolmente cresciuto negli anni, arrivando a svilupparsi su 4.000 metri quadrati scavati nella lava e a dar lavoro a 90 dipendenti fissi e 70 stagionali, ci siamo mantenuti fedeli all’impostazione artigianale originaria. Utilizziamo impastatrici e alcuni altri macchinari, ma il grosso delle nostre lavorazioni è ancora fatto a mano…”.

“Pistì – precisa Italia Oggi – in 70 ettari di pistacchieti di proprietà, produce mediamente dalle 85 alle 105 tonnellate di pistacchi di Bronte all’anno”. E Marino spiega: “Stiamo trattando l’acquisto di 20 ettari di pistacchieti nella zona della Dop. Un investimento non di poco conto, se si considera che il costo di un pistacchieto in zona raggiunge i 50 mila euro ad ettaro. Contiamo di poterci autofinanziare per metà dell’investimento e di farci assistere dagli istituti di credito, che ci accompagnano da tempo, per il restante 50%. Già oggi si può dire che lavoriamo circa il 30% della produzione di pistacchi di Bronte, pari complessivamente a 4.000 – 4.500 tonnellate, di cui 3.000 certificate Dop”.

“Pistì – scrive poi ancora Italia Oggi – ha imboccato la via di una solida crescita. Nel 2018 il fatturato è cresciuto del 25% sull’anno precedente, passando da 24 a 30 milioni di euro. E il 2019 dovrebbe chiudersi con un giro d’affari di 40 milioni di euro”.

“Oggi il nostro export – ha concluso Marino – raggiunge 41 paesi ed è arrivato a pesare per il 35% sul fatturato complessivo. Pensiamo sia arrivato il momento di promuovere la notorietà del nostro brand, anche attraverso un progetto di retail shop…”.

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