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La Cenerentola Frutta Secca investe sulle arachidi

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L’azienda di Somma Vesuviana (NA) ha attivato un importante progetto che prevede nuovi sviluppi nel 2019.

La Cenerentola Frutta Secca, azienda di Somma Vesuviana (NA) leader nella produzione e commercializzazione della frutta secca, ha grandi progetti anche sulle arachidi. Sebbene questa pianta appartenga alla famiglia delle leguminose, è considerata comunemente frutta secca e la famiglia Auriemma, proprietaria dell’azienda campana, sta investendo in questo senso. La conferma arriva dallo stesso blog presente nel sito aziendale, che riporta a sua volta un servizio pubblicato su Fruitbook Magazine.

“Tre anni fa siamo partiti con le arachidi Valencia e le Virginia – spiega Giovanni Auriemma – oggi siamo riusciti a recuperare e duplicare il nostro seme autoctono per migliorarlo, mettendo a segno otto nuove sperimentazioni varietali che andremo a valutare sotto il profilo della resa della qualità, della dimensione, della resistenza alle malattie, della facilità di sgusciatura, delle proprietà chimiche dell’olio e delle caratteristiche di sapore e trasformazione, attivando progetti di filiera che mirano a ottenere un’elevata specializzazione in grado di reggere al meglio l’obiettivo dei 350 ettari entro il 2023”.

Attualmente l’azienda può contare sui primi 46 ettari tra Campania (22 ha), Puglia (17 ha) e Veneto (5 ha). Ma in serbo c’è molto altro.

“Già il 2019 – prosegue infatti Auriemma – avrà tanta carne al fuoco: il decollo di un nuovo areale produttivo tra le province di Forlì e Ferrara, il potenziamento del parco macchine per la raccolta e la nuova linea del prodotto sgusciato, con il raggiungimento dei 75 ettari coltivati per un potenziale di 1.000 quintali di prodotto in guscio e 300 di sgusciato. Ma il giorno più emozionante resta il 18 dicembre 2018, data storica della prima consegna delle nostre “Arachidì” a Coop, l’insegna italiana che ci ha sostenuto e incoraggiati fin dai nostri primi passi. Insieme a loro stiamo provando a immaginare una fornitura per 12 mesi grazie alla rotazione delle diverse regioni produttive italiane”.

 

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